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 Che Cos'è Marghine Catalano-Aragonese?

 

 

L'idea di voler affrontare questa tematica, differente nell'approcio alla valorizzazione territoriale di questo particolare periodo storico che tanto ha influito nella storia della regione, nasce dall' elaborato sviluppato alla Scuola di Specializzazione in BeniArcheologici del Consorzio Uno di Oristano, nell'ambio dell'Insegnamento di Economia e Gestione Delle Aziende dei Beni Culturali (Prof. Giacomo Delchiappa). Con un'approccio divulgativo si cercherà di dare un'inquadramento generale del periodo e come quindi questa tematica posso costituire  un “volano economico per il territorio”, e su tutto quello che poi viene a legarsi.

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Chi Sono

 

Mi chiamo Daniele Castori e sono un archeologo libero professionista di formazione classicista (Romanista), da sempre appassionato alle dinamiche della Romanizzazione, in particolare mi interesso di questa realtà riguardo al contesto sardo. Sono iscritto all'elenco nazionale dei professionisti per i Beni Culturali del Ministero della Cultura come archeologo 1° Fascia(numero 4886). Mi occupo di archeologia preventiva,  in particolare di assistenza archeologica, il lavoro che svolgo tuttora. 

 

Laureato in Archeologia, curriculum in storia romana, all'Università di Sassari con una tesi dal titolo: Luoghi di culto e monumenti pagani dell’antica città di Roma con una votazione di 99/110(docente Attilio Mastino). Ho conseguito la laurea magistrale in archeologia classica con una tesi in epigrafia latina dal titolo : Le vexillationes nelle Provincie Danubiane : Un quadro d’insieme, con una votazione di 104/110 (docenti- Attilio Mastino-Antonio Ibba). 

 

Mi sono specializzato presso la Scuola di Specializzazioni in Beni Archeologici di Oristano con una tesi in archeologia classica dal titolo “Da Demetra a Ceres: La Diffusione di un culto nella Sardegna Punico-Romana, dai Santuari agli ex voto”, con una votazione di 50/50 con lode (docente-Raimondo Zucca). Ho partecipato alla campagna di ricognizione e censimento dei beni archeologici del Comune di Lodè (NU) (settembre 2005) sotto la direzione del Professor. Alberto Moravetti e del Dottor. Paolo Melis,ho poi preso parte alla campagna di scavo presso il complesso megalitico di Monte Baranta di Olmedo (SS) (luglio 2006) sotto la direzione del Professor. Alberto Moravetti e del Dottor. Paolo Melis, ho poi preso parte alla campagna di scavo,presso  il complesso nuragico di Cobulas di Milis (OR)presso Da luglio 2015 (luglio -2015) Scavo c/o il complesso nuragico di “Cobulas” di Milis, Oristano, diretto da Professor. Piergiorgio Spanu e dal Dottor. Giuseppe Maisola. Nel 2016,(luglio ), ho preso parte alla Campagna di scavo presso il sito tardo-antico e altomedievale di Nostra Signora di Mesumundu di Siligo (SS), diretto dal Professor. Marco Milanese. Inoltre ho partecipato alla campagna di scavo presso il sito medioevale di o Sant’Antioco di Bisarcio di Ozieri, (agosto – 2016), Sassari, diretto dal Professor. Marco Milanese ho partecipato quindi alla campagna di scavi presso. Lo Scavo c/o il complesso nuragico di “Cobulas” di Milis, Oristano diretto da Professor. Piergiorgio Spanu e dal Dottor. Giuseppe Maisola. E infine ho completato le campagne di scavi archeologici universitari presso lo Scavo c/o il complesso tardo antico e altomedievale del nuraghe S.Barbara di Bauladu (OR), diretto da Professor. Piergiorgio Spanu e dal Dottor. Giuseppe Maisola. Nell’ aprile 2019 sono stato membro della delegazione Ana -Sardegna ,pre congresso pe l’elezione del presidente) Ana e la creazione dell’albo dei professionisti dei Beni Culturali. Ho infine partecipato alla catalogazione del  Museo Archeologico di Sedilo,(Oristano). Diretto dalla Professoressa Anna Depalmas. Ho iniziato la mia carriera lavorativa nell’ambito dell’assistenza archeologica presso Sogearch srls, a Pontecagnano (Sa), diretto dal Professor. Valentino Vitale, passando poi a lavorare per la ditta Cosin Srl di Cagliari, presso il centro di Palmas Arborea (OR), inoltre ho presso parte  all' Assistenza archeologica  per la realizzazione della Viarch, per la “Realizzazione nuovi elettrodotti a 150 kV “Santa Teresa – Tempio” (Variante 67 - 72 della linea “Santa Teresa –con Cooperativa Archeologia di Firenze, ho poi svolto l’attività di tecnico museale per conto della dita Tacs Srl, presso i Musei Civici di Bosa , nell’ estate del 2022 ho continuato a lavorare come tecnico museale presso il Museo Civico di Allai(CIMA), per poi continuare a operare sempre come tecnico museale presso il Museo Civico di Bosa. Ho poi preso parte ai lavori di assistenza e scavo archeologico sul metanodotto Mestre- Trieste, ho prima operato in Campania per i lavori di installazione di fibra ottica nei centri diretti dal Dottor. Ernesto Bianco : Castel di Sasso(CE), Castel Morrone (CE),Acerra,(NA) Pedimonte di Alife (CE),RoccaMonfina (CE), Marzano Appio,(CE)per poi passare a lavorare pe la ditta Cosin Srl di Cagliari nel Basso Sulcis nell’ambito della metanizzazione del territorio, ho quindi operato pe la medesima ditta e pe la stessa infrastruttura nei centri di :Orune, Dorgali, Bitti, Olbia, Sestu, Nuoro. Attualmente sto lavorando per la,Egs, presso la centrale elettrica di Fiumesanto. Attualmente lavoro per conto della Matrix Srl, a Quartu Sant'Elena.

 

 

 

 

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La Battaglia di Macomer

 

 

Il 19 maggio 1478 la piana di Macomer fu teatro dello scontro finale tra le truppe del viceré Nicolò Carroz d’Arborea e Leonardo de Alagón, ultimo marchese di Oristano, evento che pose fine alle residue aspirazioni autonomistiche sarde e sancì il definitivo dominio iberico sull'isola.Le Radici del Conflitto

Contesa ereditaria (1470): Alla morte senza eredi di Salvatore Cubello, il nipote Leonardo de Alagón ne assunse l'eredità nel Marchesato di Oristano e nella Contea del Goceano. Il viceré Nicolò Carroz impugnò la successione per incamerare i feudi nella Corona d'Aragona.

Rivalità personali: Ai dissidi politici si sommarono forti rancori, tra cui il rifiuto di Alagón di concedere la figlia Eleonora in sposa al figlio di Carroz, Dalmazzo.

Escalation militare: Dopo i primi scontri e la vittoria sarda a Uras, il re Giovanni II d'Aragona riconobbe inizialmente i diritti di Alagón nel 1474. Nuove tensioni portarono tuttavia agli assedi di Monreale e Cagliari, fino al decreto regio del 1477 che destituì il marchese condannandolo a morte.

La Battaglia del 19 Maggio 1478

La sera del 18 maggio 1478 l'esercito viceregio si posizionò nella piana sottostante la rocca di Macomer, dove si erano concentrate le forze marchionali.

L'errore tattico: Durante la notte, le manovre d'attacco studiate da Carroz vennero scambiate dalle sentinelle sarde per una ritirata.

L'attacco disordinato: I soldati di Alagón si lanciarono al caricamento senza ordini né comandanti, impattando contro uno schieramento nemico perfettamente organizzato.

L'esito: Dall'alba a mezzogiorno l'esercito marchionale fu sbaragliato. Nel massacro perse la vita Artale de Alagón, primogenito di Leonardo.

 

La Fine di un'Epoca

Fuggito verso Bosa con pochi fedeli, Leonardo de Alagón tentò la via del mare su una piccola imbarcazione. Intercettati da una galera regia, i fuggiaschi furono condotti prima a Palermo e poi trasferiti in catene nel castello di Xàtiva, presso Valencia.

La condanna a morte di Alagón venne commutata in carcere a vita; morì in prigionia il 3 novembre 1494, chiudendo definitivamente la parabola storica del casato d'Arborea.

 

 

 

 

                                                                               La Settimana Santa 

 

 

 

                                                                                            Gli Atti

 

 

 

Sas Pramas

 

Riti Paraliturgici:

Lunedì e Martedì Santo

 

 

Mercoledì Santo

 

 

Giovedì Santo

 

 

Venerdì Santo

 

 

Sabato Santo

 

Domenica di Pasqua

 

 

Esame Di Ogni Singolo Rito :Dalle Palme A S'Incontru

 

                                                                              Sindia

 

                                                                             Macomer

 

                                                                              Birori

                                                                               Bortigali 

 

 

 

La Settimana Santa a Bortigali: Fede, Canti e Tradizioni Secolari

Ai piedi del Monte Santu Padre, la Settimana Santa (Sa Chida Santa) di Bortigali conserva intatto un patrimonio rituale di rara suggestione, guidato dalle tre storiche Confraternite del borgo (sas Cunfrarìas): Santa Croce (1624), Anime (1777) e Rosario (1864).

Un viaggio tra devozione, dolci tipici, strumenti della tradizione e i canti polifonici del Cuncordu.

Il Programma dei Riti

Domenica delle Palme: Apertura delle celebrazioni con la distribuzione dei tradizionali medaglioni benedetti.

Mercoledì Santo: Giornata dedicata alla condivisione con la distribuzione delle tilicche, dolci tipici della tradizione locale.

Giovedì Santo: Dopo la Messa in Coena Domini e la Lavanda dei Piedi, il Crocifisso viene scortato al Sepolcro, allestito dalla Prioressa con su nìnniri (grano germogliato al buio) e sas làmpadas.

Venerdì Santo: Il giorno più intenso della Passione.

Ore 08:00 – Sas Chilcas: Iniziano le "ricerche" della Madonna Addolorata, portata in processione dai confratelli del Rosario.

La Processione: I confratelli di Santa Croce guidano il corteo a capo coperto tra le chiese di Santa Croce, del Rosario e di San Palmerio. I bambini accompagnano il cammino con il suono di strumenti tradizionali (sa matràcula, sa rana e sa chìgula).

I Canti e S’Iscravamentu: Il coro Su Cuncordu de sas enas intona i canti della Passione ad ogni stazione, raggiungendo il momento di massima commozione con s’ottava trista durante il rito del depostilamento (S’Iscravamentu).

Sabato Santo: La Confraternita delle Anime accende su fogu virgine (il fuoco sacro) davanti alla chiesa, dando inizio alla Veglia Pasquale e alla benedizione dell'acqua santa.

Domenica di Pasqua: Solenne rito de S’Incontru presso la piazza de "Sa Funtana de s’Incontru", seguito da su cumbidu, il rinfresco comunitario che festeggia la Resurrezione.

 

 

 

 

                                                                               Silanus

                                                                               

 

                                                                              Lei

                                                                               Bolotana

 

                                                                              Borore

                                                                               

                                                                               Dualchi

 

 

 

                                                                               Noragugume

La Pittura

La stagione del gotico catalano in Sardegna è una delle pagine più ricche e meno conosciute della storia dell’arte medievale mediterranea. Tra il XIV e il XV secolo, sotto la corona d’Aragona, l’isola divenne un laboratorio di incontri: la tradizione iberica vi si innestò sul genius loci sardo, dando vita a un linguaggio visivo capace di fondere verticalità gotica, calore mediterraneo e spiritualità insulare. Al centro di questa storia non c’è un singolo nome, ma una costellazione di maestri, botteghe e scambi che hanno lasciato tracce nei retabli, nelle chiese e nei chiostri sardi.

Il contesto storico e culturale

Alla fine del Quattrocento, la Sardegna era parte integrante della Corona d’Aragona, e i legami con Barcellona e Valencia erano intensi e fecondi. Le architetture e le pitture gotiche, ormai mature in Catalogna, giungevano nell’isola accompagnate da maestranze e pittori che portavano con sé un sapere trasmesso da generazioni. Fu in questo clima che fiorì la grande stagione della pittura sardo-catalana.

Ferrer Bassa: il “Giotto catalano” che ispirò un’epoca

Jaume Ferrer Bassa, nato a Les Gunyoles nel 1285 e morto a Barcellona nel 1348 di peste, fu pittore e miniaturista catalano, considerato il principale fondatore della pittura all’italiana nella Corona d’Aragona. Gli storici del primo Novecento lo chiamarono il “Giotto catalano”. Pur non avendo mai operato direttamente in Sardegna — la sua attività è interamente documentata tra Barcellona, Saragozza e la corte aragonese — la sua influenza fu determinante: il suo laboratorio fu molto attivo e influente nella prima metà del XIV secolo, in parte per lo stile innovativo con l’importazione dei modelli italiani, in parte per avere il re d’Aragona come principale cliente. Fu proprio attraverso quella corte che il linguaggio da lui codificato si diffuse in tutto il Mediterraneo occidentale, Sardegna inclusa.

La sua opera maggiore è la serie di dipinti murali nella cappella di San Michele nel monastero di Pedralbes, a Barcellona: una ventina di scene sulla Passione di Cristo e i Sette dolori della Vergine, con influenze giottesche reinterpretate attraverso i canoni senesi, con evidenti riferimenti a Duccio e ad Ambrogio Lorenzetti.

I pittori catalani in Sardegna: la Scuola di Stampace

Il lascito stilistico di Ferrer Bassa e della pittura gotica barcellonese raggiunse la Sardegna attraverso maestri successivi. A Cagliari fiorì la Scuola di Stampace, che prende il nome dal quartiere cagliaritano dove operavano i suoi protagonisti. I pittori catalani che si trasferirono in Sardegna nel XV secolo portarono con sé la tradizione dei retabli.

Secondo il portale ufficiale Sardegna Cultura, nel 1455 aprirono bottega a Cagliari i pittori Rafael Thomas e Joan Figuera con l’incarico di realizzare il Retablo di San Bernardino per la chiesa di San Francesco di Stampace, mentre a Sassari si stabilì Joan Barcelo, attivo tra il 1488 e il 1516. Fu grazie a questi maestri che i retabli fiorirono nell’isola, segnando in modo incisivo il panorama artistico del XV e XVI secolo.

Antonio Cavaro e Lorenzo furono i fondatori della Scuola. Il suo rappresentante più importante fu Pietro, figlio di Lorenzo Cavaro, nel cui stile confluiscono l’esperienza del gotico barcellonese e degli stilemi fiamminghi con quella partenopea.

Forme, materia e devozione: l’anatomia dello stile gotico sardo-catalano

I retabli lignei dipinti che popolano le chiese sarde conservano la lezione dei grandi maestri catalani: tavole a fondo oro, figure allungate, volti di intensa spiritualità, una tavolozza che unisce il cremisi iberico alla luce tersa dell’isola. La verticalità gotica si tempera qui in una compostezza mediterranea: la sofferenza è raffigurata come contemplazione, il miracolo come evento interiore.

Le chiese di Alghero, Sassari e Bosa conservano ancora oggi esempi di questa architettura gotica di matrice catalana: volte crociate, archi acuti e nervature integrate con la luce meridionale, con evidenti richiami alle cattedrali di Barcellona e alla Llotja di Palma di Maiorca

Eredità e influenza: come questa arte sopravvive

La memoria del gotico catalano non si esaurisce nei documenti o nelle tavole conservate. Sopravvive nella continuità del gotico sardo, nelle forme ibride che ancora popolano l’architettura religiosa dell’isola. Nei secoli successivi, artisti locali reinterpretarono questa eredità adattandola ai gusti rinascimentali e barocchi, ma conservando quella “musica delle forme” che i maestri catalani avevano introdotto.

Oggi, storici dell’arte e restauratori continuano a riconoscere nei cantieri delle chiese sarde i segni di questo scambio: un dialogo tra culture che ha reso la Sardegna un unicum nel panorama artistico del Mediterraneo medievale, capace di accogliere il gotico iberico e restituirlo in un linguaggio più intimo, raccolto e luminoso.

Riflessione finale

Nel contemplare le chiese gotiche sarde e i retabli della Scuola di Stampace, si comprende come l’arte non sia mai solo testimonianza del passato, ma atto eterno di trasmissione e trasformazione. Il percorso che da Barcellona portò a Cagliari, Alghero e Sassari ci insegna che la bellezza è un movimento che attraversa le culture: un linguaggio che si adatta, si rinnova e si radica nell’incontro con il territorio.

Nella Sardegna aragonese, il gotico catalano è diventato canto universale dell’armonia mediterranea — una lezione che ancora oggi parla a chi sa leggere la pietra e la luce delle chiese isolane.

Forme, materia e devozione: l’anatomia dello stile gotico sardo-catalano

 

 

 

 

Il pennello e l'oro: i retabli della fede

I retabli lignei dipinti che popolano le chiese sarde conservano intatta la lezione dei grandi maestri catalani:

Tavole a fondo oro, dove la materia si fa luce metafisica.

Figure allungate dai volti pervasi da un'intensa spiritualità.

Una tavolozza iconica che fonde il tipico cremisi iberico con la luce tersa dell’isola.

In quest'arte, la verticalità drammatica del gotico nordico si tempera in una compostezza autenticamente mediterranea: la sofferenza non è esibizione, ma raffigurata come contemplazione, e il miracolo si rivela prima di tutto come evento interiore.

La pietra e la luce: l'architettura tra Catalogna e Sardegna

Le chiese di Alghero, Sassari e Bosa conservano ancora oggi splendidi esempi di questa architettura gotica di matrice catalana.

Spazi sacri e civili si definiscono attraverso:

Volte crociate e archi acuti dalle proporzioni armoniose.

Nervature in pietra modellate per integrarsi con la luce meridionale.

Echi d'oltremare, con evidenti richiami alle cattedrali di Barcellona e alla suggestiva Llotja di Palma di Maiorca.

Un dialogo silenzioso tra la Spagna e il Mediterraneo, dove la materia lavorata dall'uomo si fa veicolo di devozione e bellezza visiva. 

Le Trasfomazioni Architettoniche:

La tipologia costruttiva gotico-catalana, sviluppatasi in Catalogna, venne introdotta in Sardegna nel XIV secolo dagli Aragonesi durante la conquista militare dell'isola. Per l'erezione delle chiese essa prevedeva aula unica, talvolta con cappelle laterali ricavate tra i contrafforti, presbiteri quadrangolari o poligonali il cui numero di lati è uguale al numero delle campate dell'aula.
La copertura di quest'ultima poteva essere lignea a spioventi su archi diaframma ogivali o a volta a crociera nervata da snelli costoloni. La copertura dell'abside e delle cappelle laterali è invece sempre a volta a crociera costolonata e chiusa da gemma pendula recante la figurazione della Madonna col Bambino, del Cristo o del santo titolare della chiesa.
Questa tipologia conosce il suo primo esemplare in Sardegna nel santuario di Bonaria a Cagliari, edificato tra il 1324 e il 1325 (anni dell'assedio del Castello pisano) ad opera delle maestranze catalane giunte in Sardegna nel 1323 al seguito dell'esercito guidato dall'infante Alfonso d'Aragona per la conquista territoriale del "Regnum Sardiniae et Corsicae".
Dal prototipo del Santuario di Bonaria si diffuse nell'isola - secondo il modello di sviluppo centro-periferia e al pari di altri aspetti della cultura catalano-aragonese - la tipologia costruttiva di stile gotico iberico, che continuò ad essere adottata in Sardegna fino a tutto il Cinquecento, accompagnata dall'elaborazione di un linguaggio sardo-ispanico che persiste fino al XVII secolo. Monumenti emblematici sono al meridione le numerose parrocchiali campidanesi (di Assemini, Sestu, Settimo San Pietro, ecc.) esemplate sul modello del San Giacomo di Cagliari; al nord la chiesa di San Giorgio di Perfugas e le parrocchiali di Padria, Thiesi, Cossoine e Pozzomaggiore.
A partire dalla metà del XVI secolo le parrocchiali del Meilogu si costruiscono o ristrutturano secondo i modi del Gotico-catalano più fedeli ai modelli che nel 1520 avevano prodotto la chiesa di Santa Giulia di Padria. L'omogeneità di queste fabbriche farebbe pensare a un gruppo di operatori locali attivi per oltre un secolo, ma di cui non si è ancora riusciti ad appurare la provenienza. Tuttavia la lunga durata delle fabbriche, che finivano per accogliere anche elementi del nuovo linguaggio rinascimentale, rende questi edifici assai rappresentativi di quella simbiosi di vecchio e nuovo, che con termine mediato dal castigliano si denomina "Plateresco".

Le Architetture Civili:

 

Macomer E Il Suo Centro Storico

 

 

Piazza S.Croce: Casa Attene E Le Sue Finestre

 

 

Via Eleonora D'Aborea

 

 

Noragugume E Il Suo Centro Storico: Tra Portali E Finestre in Trachite 

Come Alghero Così Per Il Marghine: I Riti Della Settimana Santa Verso Una Promozione Territoriale

 

Sindia (NU)

 

La Settimana Santa a Sindia: Fede, Tradizione e Comunità

A Sindia, la Settimana Santa è un momento di fede intima e profonda che coinvolge l'intera comunità. Fortemente legata alle secolari tradizioni liturgiche della Sardegna centro-occidentale, questa ricorrenza rinnova ogni anno un patrimonio rituale suggestivo e autentico.

In occasione di questi giorni sacri, alcune delle chiese storiche del paese, solitamente chiuse durante l'anno, vengono eccezionalmente riaperte per accogliere i fedeli e ospitare le sacre funzioni.

I Riti Principali

Le celebrazioni ripercorrono i momenti più toccanti e significativi della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo:

🌴 Domenica delle Palme

I riti prendono il via con la benedizione dei rami di ulivo e delle paine intrecciate a mano (sas Prammas), capolavori dell'artigianato devozionale locale.

🍞 Giovedì Santo

Durante la Messa in Coena Domini si svolge la toccante lavanda dei piedi, seguita dalla visita ai "Sepolcri" (sos Sepurcros). Gli altari della Reposizione vengono tradizionalmente adornati con su nennere, i caratteristici piatti con germogli di grano fatti crescere al buio.

✝️ Venerdì Santo

È il giorno del raccoglimento e del silenzio. La comunità si stringe attorno alla solenne processione del Cristo Morto, che attraversa le vie del paese in un'atmosfera di profonda commozione.

✨ Domenica di Pasqua: S'Incontru

Le celebrazioni raggiungono il loro culmine con il suggestivo rito de il S'Incontru (L'Incontro): i simulacri di Gesù Risorto e della Madonna si incrociano tra le vie del paese, tra la gioia e la devozione di tutti i partecipanti.

 

 

Macomer (NU)

 

A Macomer, i riti della Settimana Santa rappresentano uno degli appuntamenti religiosi e tradizionali più sentiti della comunità, con celebrazioni che coinvolgono la cittadinanza e le storiche realtà associative locali. [1]

Luoghi e Protagonisti dei Riti

  • Le Chiese principali: Le celebrazioni si svolgono storicamente nella chiesa di San Pantaleo (risalente al 1580 e restaurata negli anni '50) oppure, a seconda delle esigenze parrocchiali o dei lavori in corso, presso altre sedi cittadine come la chiesa della Santa Famiglia di Nazareth o San Francesco. [1, 2, 3]
  • Le Confraternite: Un ruolo centrale è affidato alle storiche Confraternite di Santa Croce e del Rosario, che curano l'organizzazione e la partecipazione ai momenti liturgici e processionali. [1]
  • I Canti Tradizionali: I riti sono accompagnati dai suggestivi e armoniosi canti polifonici del Coro Melchiorre Murenu e da iniziative di rassegne corali locali come CorosJuntos promosse dalla Fesarco.

 

Silanus (NU)

 

Ecco una versione riorganizzata, ottimizzata e adatta alla pubblicazione su un sito web (es. portale turistico, blog di cultura locale o sito del comune/associazione).

I Riti della Settimana Santa a Silanus: Fede, Tradizione e Devozione nel Marghine

Nel cuore del Marghine, la Settimana Santa a Silanus (in provincia di Nuoro) rappresenta uno dei momenti più intensi e suggestivi dell'anno. Un intreccio profondo di fede, storia e partecipazione comunitaria che vede protagoniste le antiche confraternite e coinvolge l'intero borgo in un’atmosfera di grande solennità.

I Momenti Principali e le Celebrazioni

Il calendario dei riti accompagna i fedeli lungo tutto il periodo pasquale, culminando nei momenti più toccanti della Passione di Cristo:

La Via Crucis Quaresimale

Durante i 40 giorni di Quaresima, ogni venerdì la comunità si ritrova per percorrere le vie storiche del borgo in una Via Crucis partecipata e silenziosa.

Il Giovedì Santo: La Lavanda dei Piedi

Nella chiesa parrocchiale si rinnova l'antico rito della lavanda dei piedi, gesto d'umiltà e fraternità che apre il Sacro Triduo Pasquale.

Il Venerdì Santo e S'Iscravamentu

È il cuore pulsante delle celebrazioni. Con movimenti rituali e delicatissimi, la statua del Cristo Gesù viene schiodata dalla croce e deposta su un giaciglio. Segue la commovente processione in cui il Cristo deposto incontra il simulacro della Madonna addolorata, avvolta nel suo caratteristico manto nero. Il percorso è accompagnato dal canto solenne dei tradizionali inni sacri in lingua latina.

I Luoghi Storici della Tradizione

I riti prendono vita tra le architetture storiche di Silanus, luoghi che custodiscono da secoli la memoria e le opere d'arte della devozione popolare:

Chiesa di Santa Croce (XVII Secolo): È il vero centro organizzativo e spirituale delle confraternite. Al suo interno custodisce il prezioso altare ligneo policromo del Settecento, la statua dell'Ecce Homo e la scultura del Cristo Deposto.

Chiesa di Sant'Antonio Abate / Parrocchia: Punto di riferimento per le funzioni solenni della comunità e snodo fondamentale per i riti della deposizione e per le processioni.

Vuoi vivere l'atmosfera della Pasqua in Sardegna?

Visitare Silanus durante la Settimana Santa offre l'opportunità unica di scoprire il patrimonio immateriale e le tradizioni più autentiche del territorio del Marghine.

Dualchi (Nu)

 

 

 

 

Riti della Settimana Santa a Dualchi

Dualchi, piccolo borgo custode delle tradizioni più autentiche del Marghine, vive la Settimana Santa (Sa Chida Santa) attraverso un percorso di profonda spiritualità e raccoglimento. In questo angolo di Sardegna, i riti conservano un'anima intima e antica, tramandata e custodita con cura grazie all'impegno delle istituzioni storiche locali.

Il Cuore Spirituale: La Confraternita e la Chiesa di Santa Croce

Il fulcro organizzativo e liturgico delle celebrazioni è la Chiesa di Santa Croce, edificata originariamente nel 1596.

Questo luogo sacro è la sede storica della Confraternita della Croce, un'istituzione secolare che gestisce interamente le manifestazioni della Settimana Santa. Grazie alla dedizione della Confraternita, vengono preservati intatti nel tempo:

Gli antichi canti della tradizione

Le liturgie penitenziali

L'austero cerimoniale che caratterizza ogni processione

I Riti Principali della Tradizione

Le celebrazioni seguono fedelmente il racconto della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, scandite da momenti di intensa partecipazione comunitaria:

Il Giovedì Santo: È il giorno dell'allestimento dei sepolcri (Su Monumentu), impreziositi e adornati con i tradizionali piatti di Su Nennere (i germogli di grano fatti crescere al buio, simbolo della vita che rinasce).

Il Venerdì Santo: La comunità si raccoglie nel profondo cordoglio e nella penitenza. Cuore della giornata è la suggestiva processione del Cristo Morto e dell'Addolorata, accompagnata da momenti comunitari legati alla memoria storica del paese.

La Domenica di Pasqua: Il culmine dei festeggiamenti con il gioioso e atteso rito de S'Incontru, l'incontro tra le statue del Risorto e della Madonna.

La Tradizione Gastronomica: S'Aligu

La Settimana Santa a Dualchi si esprime anche attraverso una cucina povera ma ricca di significato simbolico, legata a doppio filo al periodo pasquale:

Il piatto del Venerdì Santo: Nel giorno di stretto digiuno e astinenza da carne e latticini, la tradizione dualchese riserva il consumo di un dolce tipico noto come S'Aligu (o S'Aligiu).

La ricetta: Questo antico dolce pasquale è preparato prevalentemente a base di saba (mosto cotto) o miele e mandorle. Viene tradizionalmente tagliato a losanghe (rombi) e servito adagiato su foglie di arancio o limone, capaci di donargli un profumo fresco e inconfondibile.

Le Architteture Religiose Tra Canoni Generali E Contestualizzazioni :Da Sindia A Noragugume 

 

Sindia (Nu)

 

Chiesa di S.Giorgio Martire

 

Adagiata nel punto più alto del paese, la chiesa domina l'abitato regalandoci una vista panoramica spettacolare sulle campagne circostanti.

Fino alla fine dell’Ottocento, questo edificio ha rappresentato il cuore spirituale della comunità come chiesa parrocchiale, prima che il titolo passasse alla vicina chiesa del Rosario.

🏛️ Storia e Architettura

Risalente al periodo aragonese, la chiesa è un affascinante esempio di stile gotico.

L'Interno e le Cappelle: Varcarne la soglia significa immergersi nella storia locale. Di notevole interesse architettonico è l'abside, accompagnato da pregevoli cappelle laterali. Tra queste spicca la cappella cimiteriale della famiglia Pintor Serra, celebre casata che diede all'isola l'Inquisitore Generale tra il 1610 e il 1614 (promotore anche della costruzione della chiesa di San Demetrio).

Il Campanile: Aggiunto in un secondo momento rispetto all'impianto originale, il campanile conserva una storia singolare: la sua cima venne infatti "decapitata" da un fulmine nel corso degli anni, donandogli l'aspetto caratteristico che vediamo oggi.

 

Chiesa di S.Demetrio

 

Chiesa di San Demetrio – Sindia

La Chiesa di San Demetrio è un suggestivo edificio di culto cattolico situato nel comune di Sindia. È un luogo di grande pregio storico e architettonico, nonché una delle rarissime chiese in Sardegna dedicate a San Demetrio, vescovo di Antiochia.

L'edificio affascina i visitatori per la sua singolare armonia stilistica, frutto dell'unione tra elementi romanici e tardo-gotici.

Storia e Curiosità

Origini e Fondazione: La chiesa fu edificata nella seconda metà del XVII secolo per intenzione di Gavino Pintor Serra, noto inquisitore dell'isola di Sardegna.

Materiali di Recupero: Per la sua costruzione vennero riutilizzate le pietre provenienti dai ruderi dell'antica e vicina chiesa di Nostra Signora di Corte.

La Rinascita: Dopo aver subito ingenti danni a causa di un incendio il 4 febbraio 2017 — che compromise gravemente la statua e la pala d'altare —, la chiesa è stata oggetto di un curato intervento di restauro e ricostruzione. L'8 ottobre 2019 è stata ufficialmente riaperta al culto e alla comunità.

Descrizione e Opere d'Arte

L'interno della chiesa si presenta ad unica navata, impreziosita da alcune cappelle laterali che si aprono lungo il percorso liturgico.

Tra le opere di maggior rilievo custodite al suo interno spiccano:

Il Retablo Ligneo (1680): Una pregevole pala d'altare in legno intagliato raffigurante i quattro Grandi Padri della Chiesa d'Occidente: San Gregorio Magno, Sant'Agostino, Sant'Ambrogio e San Gerolamo.

La Statua di San Demetrio: Posizionata al centro del retablo, la statua del santo compatrono è un’opera d'arte ricoperta in oro zecchino, punto focale della devozione locale.

Macomer (NU)

 

 

Parrocchiale Di S. Pantaleo 

 

 

 

 

Chiesa di S. Croce

 

 

 

Chiesa di N.Signora D'Itria 

 

 

 

Bortigali (NU)

 

 

Chiesa di N.Signora Degli Angeli

 

Situata nel cuore di Bortigali, la Parrocchiale di Santa Maria degli Angeli si affaccia su una suggestiva piazzetta che rappresenta uno degli angoli più affascinanti del centro storico, incorniciata anche dalla vicina Chiesa del Rosario e dal vialetto che conduce alla contigua Chiesa di San Palmerio.

🏛️ Storia e Architettura

Edificata nei primi decenni del XVI secolo, la chiesa è un pregevole esempio di stile tardo-gotico, tipico dell'architettura religiosa del nord Sardegna di quell'epoca. Sebbene abbia subito rimaneggiamenti e modifiche in epoche successive, conserva intatto il suo fascino originario.

Il Portale: Di notevole valore artistico, presenta dettagli e motivi decorativi che richiamano lo stile degli storici palazzi e abitazioni del centro di Bortigali.

Arte all'interno: Al suo interno la chiesa custodisce un prezioso tesoro artistico: i quattro pannelli superstiti di un retablo cinquecentesco, testimonianza della ricca tradizione pittorica dell'epoca.

 

Silanus (NU)

 

 

 

 

 

Chiesa Della Maddalena (Sa Maddalena)

 

Chiesa di Santa Maria Maddalena (Sa Maddalena)

Nel cuore del centro urbano custodisce un’affascinante testimonianza del passato: la Chiesa di Santa Maria Maddalena, nota localmente come Sa Maddalena.

Edificata nel XVI secolo — come conferma una preziosa iscrizione sulla volta datata 1582 — questa chiesa è uno straordinario esempio di stile gotico sardo-catalano, l'architettura fiorita in Sardegna durante la dominazione aragonese.

🏛️ L'Architettura e l'Esterno

L'esterno della chiesa si distingue per linee rigorose ed elementi decorativi di pregio:

La Facciata: Elegante e monumentale, presenta un frontone timpanato racchiuso tra due robusti contrafforti sagomati.

Il Portale: Di raffinato influsso rinascimentale, è incorniciato da semicolonne in pietra finemente decorate con motivi catalani.

Il Campanile: Sul lato sinistro svetta un classico campanile a vela, che arricchisce il profilo della struttura.

🕯️ L'Interno e la Navata

Varcarne la soglia significa immergersi in un'atmosfera d'altri tempi:

La Navata: Lo spazio interno è ad unica navata, ritmata da tre maestosi archi a sesto acuto (ogivali).

L'Abside: Il punto focale della chiesa è coperto da una suggestiva volta a crociera, sorretta da costoloni in pietra che poggiano su peducci finemente scolpiti dai maestri scalpellini dell'epoca.

 

Chiesa di Sant'Antonio Abate

Risalente al XV secolo, la Chiesa di Sant'Antonio Abate conserva un’inconfondibile impronta gotico-catalana, evidente sia nella sua architettura sia nei raffinati elementi decorativi. L'edificio rappresenta una straordinaria testimonianza della presenza e dell'abilità delle maestranze locali e dei maestri scalpellini (picapedrers), arrivati a lasciare un segno indelebile nel territorio del Marghine durante l'età moderna.

 

Bolotana (NU)

 

Chiesa di S Bachisio

 

 

 

 

 

Chiesa di S Basilio

 

La Chiesa più antica del borgo: tra storia, tradizione e simbolismo

Ubicata all'inizio dell'antico tracciato viario che in passato collegava Bolotana con Lei, questa chiesa è considerata per tradizione la più antica tra le chiese urbane del paese.

L'evoluzione architettonica

Se la tradizione trova riscontro nella realtà, l'edificio in stile gotico-catalano giunto fino alla metà del XX secolo non era quello originario, bensì il frutto di una successiva ricostruzione. Purtroppo non è sopravvissuta alcuna testimonianza dell'impianto più antico, che potrebbe essere stato in parte integrato o conservato durante il rifacimento seicentesco.

L'eredità seicentesca e il Portale

Oggi della fase seicentesca si conserva un suggestivo portale in trachite, ridipinto con una caratteristica tonalità rosso porpora.

Osservando da vicino l'ingresso, è possibile notare preziosi dettagli scultorei:

Il Monogramma di Cristo: Sul concio di chiave dell'archivolto, inserito all'interno di uno scudo araldico, spicca il monogramma IHS, sormontato da una croce con i tre chiodi in esergo.

Le Cinque Piaghe: Lo stemma è circondato da cinque piccole rosacee scultoree, una chiara allusione simbolica alle cinque piaghe della Passione di Cristo.

 

Chiesa di S Giovanni

La Chiesa tardogotica di San Giovanni

Arroccata sul pendio che culmina con il diruto convento dei Cappuccini — a un'altitudine di 516 metri — la Chiesa di San Giovanni è un affascinante esempio di architettura tardogotica.

Storia e Origini

Un bene di patronato: Originariamente chiesa private/di patronato (e per questo storicamente non soggetta alle visite pastorali dei vescovi).

La donazione: Nel 1989 la chiesa è stata generosamente donata alla Parrocchia dalle famiglie Sulas-Filia e Tiana.

La ricostruzione: L'edificio attuale risale agli interventi di ricostruzione effettuati tra il 1630 e il 1636.

Architettura e Struttura

L'Aula: Un'unica navata accogliente, caratterizzata da una copertura con tetto il legno a due spioventi e tegole tradizionali.

Il Presbiterio: Di forma rettangolare e rialzato di un gradino rispetto alla navata, ne mantiene la medesima larghezza.

La Sagrestia: Un minuscolo vano situato dietro la zona absidale, a cui si accede tramite due caratteristiche porte architravate poste ai lati dell'altare maggiore.

Chiesa di S Pietro

 

La Chiesa Parrocchiale di San Pietro

La realizzazione e il restauro della chiesa di San Pietro a Bolotana sono legati alla figura di Miguel Puig, maestro di origini cagliaritane ma residente a Bolotana. Puig fu un protagonista attivo dell'architettura locale dell'epoca: a lui si deve anche la costruzione della vicina chiesa rurale di San Bachisio, ultimata nel 1597.

L'edificazione del 1600 e l'iscrizione

La riedificazione seicentesca della parrocchiale di San Pietro è storicamente datata al 1600. Questa datazione era testimoniata da un'antica iscrizione incisa sul cartello situato sul timpano del portale d'ingresso (oggi purtroppo illeggibile), che recitava:

«HIS MAR Custa faina est facta in su annu 1600 Bolotana»

Contesto storico e dettagli architettonici

All'epoca dei lavori, la parrocchia era guidata dal rettore Bachisio Mura, il quale rivestiva anche la carica di canonico di San Bachisio.

Ciò che oggi sopravvive dell'impianto seicentesco della chiesa mostra una forte continuità stilistica con la chiesa di San Bachisio, condividendone diversi elementi compositivi e ornamentali.

 

Birori (NU)

 

 

 

Borore (NU)

 

 

Dualchi (NU)

 

 

Chiesa di S.Leonardo

La Chiesa Patronale: Storia, Arte e Devozione

Costruita nel XVI secolo sui resti di un antico santuario del XII secolo, la chiesa del nostro Santo Patrono rappresenta un magnifico esempio di stile gotico-spagnolo.

Nel corso dei secoli l'edificio ha attraversato diverse fasi di trasformazione e conservazione: gli interventi di restauro più recenti, realizzati negli anni '70 e nel 1995, ne hanno preservato la bellezza originaria restituendola all'antico splendore.

Un Luogo di Sepoltura Tradizionale

Nel corso del Settecento, la chiesa svolgeva un ruolo centrale non solo nella vita liturgica, ma anche nei riti funerari della comunità: l'interno dell'edificio era adibito a luogo di sepoltura, affiancato da un cimitero annesso.

L'accesso alle sepolture all'interno della struttura sacra era regolato da una precisa gerarchia sociale ed economica:

Il Presbiterio: Riservato esclusivamente alla sepoltura dei sacerdoti.

La Navata: Destinata ai fedeli e suddivisa in tre settori (grade), con tariffe differenti in base alla vicinanza all'altare:

Prima Grada: 4 scudi

Segunda Grada: 3 scudi

Tercera Grada: 2 scudi

Zona Battesimale: Un'area specifica situata nei pressi del fonte battesimale era riservata ai bambini.

Curiosità storica

Per le famiglie dell'epoca, la sepoltura all'interno della chiesa era un forte simbolo di dignità spirituale e sociale. Venire sepolti nel cimitero esterno, opzione riservata a chi non poteva permettersi la tariffa, era spesso considerato motivo di rammarico e vergogna.

L'uso funerario della chiesa si concluse definitivamente il 6 agosto 1835, data a cui risale l'ultima sepoltura documentata tra le sue mura.

 

Chiesa Di S Croce

 

 

La Chiesa e la Confraternita

La Storia

La chiesa vanta un'antica e affascinante storia che affonda le sue radici alla fine del Cinquecento: la sua costruzione risale infatti al 1596. Nel corso dei secoli l'edificio ha mantenuto intatto il suo fascino originale, pur accogliendo importanti interventi di restauro e modifica nel 1862, che ne hanno definito l'aspetto attuale.

La Confraternita della Croce

Fin dalla sua fondazione, la chiesa è la sede storica e il cuore pulsante della Confraternita della Croce.

La Confraternita svolge un ruolo fondamentale nel custodire le tradizioni della comunità, occupandosi in prima persona dell'organizzazione e della gestione delle principali manifestazioni religiose dell'anno, tra le quali spiccano i suggestivi riti della Settimana Santa.

Gestione e Patrimonio

Oltre alla cura liturgica e spirituale, la Confraternita della Croce si occupa dell'amministrazione dei terreni di proprietà della chiesa. La gestione attenta e responsabile di questo patrimonio agricolo e immobiliare genera gli introiti necessari a sostenere interamente le spese per:

L'organizzazione delle festività e delle processioni religiose;

La manutenzione e la valorizzazione dell'edificio sacro;

La conservazione delle secolari tradizioni locali.

 

Chiesa Di S Antonio Abate

Situata nel cuore del centro storico del paese, la chiesa risale al XVI secolo ed è il punto focale della suggestiva piazza intitolata al medesimo santo.

Un'architettura legata alla terra: il basalto

Sottoposta a un accurato intervento di restauro nel 1998, la struttura si distingue per l'uso caratteristico della pietra locale:

Esterno: le imponenti mura in basalto ne testimoniano la solidità e il legame con la tradizione costruttiva del territorio.

Interno: la pavimentazione, anch'essa in basalto, accoglie i visitatori in un'atmosfera solenne e suggestiva.

L'Altare: all'interno spicca un prezioso altare ligneo finemente lavorato, autentico gioiello dell'arte sacra locale.

Curiosità storiche e sepolture nobiliari

Nel corso del Settecento, la chiesa ha svolto anche la funzione di luogo di sepoltura. Tuttavia, questo privilegio era riservato esclusivamente ai componenti delle famiglie Querquy e Sannia.

In qualità di eredi diretti dei fondatori dell'edificio sacro, i membri di queste due casate avevano il diritto di essere inumati all'interno della chiesa a titolo gratuito.

 

Chiesa Di S.Pietro

 

 

 

Noragugume (NU)

 

Chiesa di Santa Maria d’Itria

Nel cuore del paese, la Chiesa di Santa Maria d’Itria è un affascinante luogo di culto e di storia che custodisce preziose testimonianze architettoniche e una profonda devozione popolare.

🏛️ L'Esterno e l'Architettura

La chiesa si presenta con una facciata rettangolare rivolta ad occidente, dominata da un eleganti portale ad arco a tutto sesto in trachite rossa, di raffinato stile aragonese.

Il Campanile: Sul lato destro si innalza un caratteristico campanile a vela con una luce ad arco acuto.

L'Ingresso Laterale: Sempre sul fianco destro si apre un secondo ingresso, protetto da una tettoia. L'architrave di questa porta conserva un'incisione di grande valore storico: la scritta "S. Maria Itria 1623", il crittogramma cristiano "IHS" (Iesus Hominum Salvator) e decorazioni raffiguranti due foglie di quercia e un cherubino.

⛪ Gli Interni

L'interno accoglie i visitatori in un'atmosfera intima e suggestiva, strutturata a navata unica affiancata da due cappelle per lato e terminante nella maestosa capilla mayor.

La copertura è caratterizzata da un soffitto a due spioventi sostenuto da due archi acuti. All'interno della cappella dell'altare principale risalta un monumentale retablo, nella cui nicchia centrale è custodito il gruppo statuario della Vergine d’Itria.

 

Chiesa Della Beata Vergine D'Itria

 

Chiesa di Santa Maria d’Itria

Nel cuore del paese, la Chiesa di Santa Maria d’Itria è un affascinante luogo di culto e di storia che custodisce preziose testimonianze architettoniche e una profonda devozione popolare.

🏛️ L'Esterno e l'Architettura

La chiesa si presenta con una facciata rettangolare rivolta ad occidente, dominata da un eleganti portale ad arco a tutto sesto in trachite rossa, di raffinato stile aragonese.

Il Campanile: Sul lato destro si innalza un caratteristico campanile a vela con una luce ad arco acuto.

L'Ingresso Laterale: Sempre sul fianco destro si apre un secondo ingresso, protetto da una tettoia. L'architrave di questa porta conserva un'incisione di grande valore storico: la scritta "S. Maria Itria 1623", il crittogramma cristiano "IHS" (Iesus Hominum Salvator) e decorazioni raffiguranti due foglie di quercia e un cherubino.

⛪ Gli Interni

L'interno accoglie i visitatori in un'atmosfera intima e suggestiva, strutturata a navata unica affiancata da due cappelle per lato e terminante nella maestosa capilla mayor.

La copertura è caratterizzata da un soffitto a due spioventi sostenuto da due archi acuti. All'interno della cappella dell'altare principale risalta un monumentale retablo, nella cui nicchia centrale è custodito il gruppo statuario della Vergine d’Itria.

 

Chiesa Di S.Croce (Santa Rughe)

Cucina E Tradizioni Della Pasqua Nel Maghine

 Gli Itinerari:

 

Un' Unicum Nel Marghine: L'Itinerario Di Santu Jaccu Di Noragugume

 

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Il Cammino di Santu Jacu: Un Viaggio di Fede, Natura e Identità Sarda

Il Cammino di Santu Jacu, dedicato a San Giacomo Maggiore, è molto più di un semplice itinerario: è un'esperienza profonda che unisce spiritualità, cultura e la natura più autentica della Sardegna.

📜 La Leggenda e la Storia del Culto

L'Apostolo e l'Isola

Secondo una suggestiva tradizione, l’Apostolo Giacomo avrebbe toccato la Sardegna durante il suo percorso verso la Spagna, portando il messaggio del Vangelo sull’isola prima ancora che in Galizia. A lui è legato un culto diffuso in tutto il territorio, testimoniato da secoli di chiese, feste popolari e leggende.

Dalla Galizia all'Occidente

Sviluppatosi fin dal Medioevo come uno dei più significativi della Cristianità (con un rilievo importante anche nella Chiesa greca ortodossa), il culto di San Giacomo ebbe la sua grande espansione dopo il miracoloso ritrovamento del suo sepolcro in Galizia, nel IX secolo, in quella che dal 1065 divenne Compostela. Da allora, il pellegrinaggio verso San Giacomo è divenuto una delle tre grandi vie di fede del mondo cristiano.

🏛️ I Comuni di Santu Jacu: Il Devoto Omaggio dell'Isola

In Sardegna, la devozione a San Giacomo Apostolo (detto "il Maggiore" per distinguerlo dal cugino di Gesù) si è radicata con forza straordinaria. Ben otto comuni sardi lo hanno scelto come loro Santo Patrono:

📍 Goni

📍 Ittireddu

📍 Mandas

📍 Noragugume

📍 Nughedu Santa Vittoria

📍 Orosei

📍 Perdaxius

📍 Soleminis

🌿 L'Esperienza del Cammino

Il percorso si snoda tra borghi accoglienti, paesaggi rurali intatti, colline silenziose e antiche vie lastricate. Ogni passo restituisce al viandante la bellezza dell'accoglienza sarda: un'ospitalità genuina dove le comunità locali accolgono i pellegrini come veri e propri fratelli.

Riscoprire se stessi: Un invito al raccoglimento, al silenzio e al valore del tempo lento.

Radici millenarie: Un'immersione culturale nella storia e nelle tradizioni più autentiche dell'isola.